Commissione Per I Diritti Del Popolo Indigeno In Sudamerica

BENKI PIYAKO 

Presidente della Commissione Per I Diritti Del Popolo Indigeno In Sudamerica

Membro del Popolo Ashaninka dell’Amazzonia e delegato all’ONU della ONG Apiwtxa Benki Piyanco, è un leader politico e spirituale dalla tribù Ashaninka e rappresentante del popolo indiano. È conosciuto per la sua lotta in difesa delle popolazioni indigene dell’Amazzonia sul piano politico, economico e culturale, e dalle sue conquiste che contribuiscono alla protezione dell’ambiente e dell’ecosistema locale, nonché alla consapevolezza su questi argomenti a livello globale.

La Commissione per i Diritti del Popolo Indigeno in Sudamerica, lavora per analizzare e mettere a confronto, da un lato, le diverse (e anche nuove) rivendicazioni che emergono dal mondo indigeno e, dall’altro lato, le conseguenti risposte istituzionali, concentrando in particolare sul piano del diritto internazionale.

È evidente che parlando di diritti dei popoli indigeni ci si trovi immediatamente catapultati nella complessa questione della comunicazione interculturale. È possibile utilizzare le “nostre”categorie concettuali per descrivere e comprendere “altre” realtà sociali e culturali? È possibile dare una definizione dell’area semantica dei concetti di diritto e di diritti che possa essere accettata dalla nostra cultura così come dalle culture indigene? È possibile ridefinire, riconcettualizzare i diritti umani in chiave multiculturale? Esiste o non esiste una dimensione collettiva dei diritti fondamentali?

Sappiamo che non ci sono solo piante e animali a rischio di estinzione, ma anche popoli, culture, civiltà. Si tratta dei popoli indigeni o tribali, oltre 300 milioni di persone che abitano in 70 paesi nel mondo e rappresentano oltre 5.000 lingue e culture di tutti i continenti. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite li ha definiti nel 1982: “comunità, popoli e nazioni indigene che, avendo una continuità storica con società precoloniali che si svilupparono sui loro territori prima delle invasioni, si considerano distinti dagli altri settori della società che ora sono predominanti su quei territori, o su parti di loro. Essi formano settori non dominanti della società e sono determinati a preservare, sviluppare e trasmettere alle future generazioni i loro territori ancestrali e la loro identità etnica quali basi della loro esistenza come popolo, in accordo con i propri modelli, istituzioni sociali e sistemi legislativi”.

Vittime dell’espansione coloniale delle potenze europee nel mondo e talvolta di veri genocidi, hanno perso quasi tutti i loro territori e sono ridotti a vivere al margine di società a loro estranee, quando da millenni vivevano in piena armonia e simbiosi con la natura in qualsiasi ecosistema, dalle selve tropicali ai geli artici, dagli altipiani ai deserti, sono stati definiti anche “custodi della terra” da cui traggono sostentamento fisico, ma anche spirituale. Per la maggior parte di questi popoli, la terra e la vita umana sono indissolubilmente connesse. Dimora degli antenati fonte di cibo e riparo, la terra è per loro eredità custodita per i loro figli e i figli dei loro figli.

Nonostante le differenze e la lontananza, le comunità indigene di tutte le latitudini condividono identiche tradizioni di negazione del loro diritto alla propria terra e alle proprie risorse. In molte aree, i popoli indigeni sono minoranze etniche ma, anche laddove costituiscono la maggioranza della popolazione, come in Bolivia o nel Guatemala, sono comunque ridotti a minoranze di fatto. Vittime, come negli ultimi cinque secoli, della supremazia tecnica, economica, militare della civiltà Occidentale e dell’estensione del suo sistema di valori.

Finita l’era del colonialismo e avviata la decolonizzazione, i nativi sono rimasti in condizione di subordinazione, succubi di rinnovati interessi economici, commerciali e tecnologici, con l’imposizione di politiche neoliberali, chiamate di globalizzazione, che continuano a spogliare e saccheggiare le loro terre, appropriandosi di tutti gli spazi e mezzi di vita dei popoli indigeni, causando il degrado di Madre Natura, la povertà e la migrazione.

Molte di queste etnie sono state massacrate, e quelle che sono ancora in vita devono lottare per la sopravvivenza nel silenzio generale. Una mancanza di attenzione nei confronti di questi popoli, patrimonio culturale dell’umanità, che non si lega soltanto alla loro condizione di minoranze etniche, ma anche alla marginalità rispetto al mercato dei consumi e alla società nel tempo della globalizzazione.

La Commissione per i Diritti del Popolo Indigeno, ha lo scopo di promuovere e difendere quei diritti che esistono per salvaguardare e tutelare l’esistenza dei popoli indigeni. Essi non includono solo i più elementari diritti umani di sopravvivenza fisica e integrità, ma anche la conservazione della loro terra, la lingua, la religione e gli altri elementi del patrimonio culturale che fanno parte della loro esistenza come popolo. Possono essere usati come strumento di difesa da parte di organizzazioni sociali o possono entrare a far parte del diritto nazionale di un paese, in modo da stabilire delle relazioni tra il governo e il diritto all’autodeterminazione delle popolazioni indigene che vivono all’interno dei propri confini, o che possono essere inseriti nel diritto internazionale contro le violazioni perpetrate da governi nazionali o da gruppi d’interesse privato.