GIORNATA INTERNAZIONALE DEI POPOLI INDIGENI
Il Convegno Internazionale dei Popoli Indigeni vuole mettere al un problema comune, la difesa dei propri diritti. Dopo secoli di soprusi, genocidi, colonizzazioni ed “esportazioni di civiltà”, la comunità internazionale ha riconosciuto la necessità di predisporre misure speciali di protezione dei diritti dei popoli indigeni del mondo.
Nel 13 settembre 2007 l’Onu ha adottato la Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni, lo strumento più completo sui diritti di tali popolazioni mai adottato, che conferisce ai diritti collettivi un rilievo senza precedenti nel campo del diritto internazionale dei diritti umani. La dichiarazione che è stata adottata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite rappresenta una tappa fondamentale per il rispetto delle popolazioni native.
Il documento sancisce il diritto dei popoli indigeni a mantenere e rafforzare le proprie istituzioni, culture e tradizioni nonché il diritto a perseguire la forma di sviluppo più adatta ai loro bisogni e aspirazioni. La Dichiarazione garantisce agli indigeni il diritto all’educazione, alla salute, al lavoro e alla lingua, le popolazioni indigene godono inoltre del diritto all’autodeterminazione, ma nonostante le conquiste è ancora netto il divario tra il riconoscimento formale dei popoli indigeni e l’effettiva attuazione di politiche adeguate.
È ormai evidente la necessità di includere rappresentanti dei popoli indigeni in tutti i livelli del processo decisionale. Il primo “indigeno” eletto per presenziare ad un meeting delle Nazioni Unite fu, nel 1989, Ted Moses, capo del gran consiglio dei Cree, tribù nativa del Canada, che denunciò gli effetti della discriminazione razziale sulla condizione economica e sociale della sua gente.
Nonostante le dichiarazioni di facciata i diritti dei popoli indigeni vengono calpestati con sistematica regolarità, come in Brasile, per la realizzazione del complesso idroelettrico di Belo Monte, approvato senza consultare le comunità locali. Le popolazioni indigene custodiscono inoltre segreti fondamentali, come la conoscenza delle piante medicinali e sono ancora in grado di udire il linguaggio della natura, che noi abbiamo smesso di ascoltare. Un motivo in più per preservare tali culture.
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